Continuiamo il nostro approfondimento sullo SmartWorking. Abbiamo già descritto precedentemente le caratteristiche in generale e fatto un’analisi puntuale su cosa dice la normativa a riguardo [NdR vedi  articolo precedente].

Questa volta cercheremo di andare sul pratico dell’implementazione dei processi di lavoro da remoto e lo faremo innanzitutto sottolineando quali sono le principali difficoltà e poi descrivendo degli esempi di successo sia internazionali che nazionali.

6 cose da tenere in conto quando si parla di SmartWorking

Un recente rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite ha rivelato che mentre i dipendenti sono più produttivi quando lavorano al di fuori dell’ufficio convenzionale, sono anche più vulnerabili a lavorare più ore, a un ritmo di lavoro più intenso, interferenze da lavoro a casa e, in alcuni casi, maggiore stress.

Di seguito analizziamo un pò più in dettaglio le principali sfide che la gestione del lavoro a distanza porta con sè.

  • lavorare troppo

Uno dei motivi per cui molti manager non approvano il lavoro a distanza è che temono che i dipendenti non lavorino senza quella supervisione fisica e personale. Ma, la maggior parte delle volte, il contrario tende ad essere la realtà: i lavoratori remoti hanno maggiori probabilità di caricarsi di lavoro e raggiungere più risultati. Quando la vita personale e il  lavoro sono entrambi sotto lo stesso tetto, è più difficile “spegnere”.

Come evitare il sovraccarico?

  1. Bisogna imporre delle pause e impostare orari di inizio e di fine chiari,
  2. Impostare gli appuntamenti sul  calendario per la fine della giornata per uscire dall’ufficio di casa,
  3. Disattivare le notifiche sul telefono e sul computer in modo da non tornare al lavoro dopo poche ore.
  • Interruzioni: famiglia, animali domestici e / o il campanello

La buona notizia è che, quando si lavora da casa, si evitano i colleghi che vengono alla scrivania e altre interruzioni di ufficio (è il compleanno di qualcuno! Si organizza una torta nella sala delle feste!). La cattiva notizia è che probabilmente dovranno essere affrontate altri tipi di interruzioni e distrazioni, indipendentemente dal fatto che sia il corriere di UPS che ti consegna un pacco o i suoceri che vengono senza preavviso.

Questo è doppiamente vero quando i bambini sono coinvolti.

  • Problemi di comunicazione

La comunicazione è fondamentale per un team remoto e per questo mantenerla a livelli decenti è una grande sfida.

Il problema della comunicazione è certamente più complesso se solo alcuni membri del team lavorano in ufficio. Si potrebbero perdere delle importanti discussioni che sono avvenute tra una pausa e l’altra o non partecipare a delle decisioni. A meno che l’azienda non abbia costruito una cultura dell’inclusione per i lavoratori remoti, questo potrebbe essere un problema serio.

L’unica vera soluzione è comunicare il più possibile, chiarendo tutto ciò che potrebbe essere un fraintendimento e essere proattivi nel parlare.

  • Condivisione del materiale

Per lavorare, ai dipendenti dovrebbe essere permesso di utilizzare qualsiasi dispositivo desiderino per accedere alle applicazioni e ai servizi dell’azienda in modo sicuro e da remoto.

L’utilizzo di strumenti tecnologici che connettano a distanza il lavoratore (computer, tablet etc.) non è considerato dalla legge obbligatorio per fare “SmartWorking”, ma certo nei fatti questa è e sarà la modalità prevalente.

  • Differenze di fuso orario

Relativo all’essere o al sentirsi fuori dal giro, alcune aziende riscontrano il problema della differenza di fusi orari. Se l’azienda è dislocata in parti lontane nel mondo potrebbe anche accadere che una parte del team si svegli solo quando l’altra parte sta andando a letto. E se, da un punto di vista della produzione, avere il team dislocato in diverse fusi può essere un’opportunità per generare un ciclo virtuoso dove il lavoro non smette mai di essere lavorato ma passa solamente da un collega all’altro, ciò significa anche che non puoi sempre fare affidamento sul fatto che un collega sia disponibile per rispondere a una domanda urgente o risolvere qualsiasi altra necessità immediata.

  • Tecnologia a Singhiozzo

Niente fa tremare di paura un lavoratore remoto quanto un’interruzione di internet. O, forse, quando il tuo computer si rompe. In queste occasione la responsabilità è solo sul dipendente che deve trovare soluzioni prima possibile perdendo quell’equilibrio lavorativo che era riuscito a costruirsi.

Esempi di successo

Internet ad alta velocità e potenti app consentono a chiunque abbia un lavoro da scrivania di lavorare da casa. Eppure oggi la maggior parte delle aziende insistono nel dire che i dipendenti subiscono il pendolarismo, a volte schiacciante, in un ufficio.

É chiaro che il tempo per un confronto è importante: ottimo per team-building, la collaborazione e per non perdersi nelle sfumature della comunicazione. Tuttavia, come già dimostrano alcune aziende, non è necessario un ufficio fisico per avere successo.

In effetti, si potrebbe obiettare che il fatto di essere completamente remoti con un team distribuito al 100%, senza alcun ufficio aziendale, renda le aziende più redditizie.

Tra gli esempi che abbiamo trovato più interessanti abbiamo scelto:

Buffer

I loro strumenti di gestione dei social media sono utilizzati da oltre 60.000 clienti paganti perché rendono la condivisione sui social network molto semplice e veloce.

Buffer ha un team completamente distribuito, con oltre 80 dipendenti che lavorano in diversi paesi. É molto interessante la mappa dei fusi orari dei dipendenti che viene resa pubblica. Oltre al telelavoro, i benefici per i dipendenti includono vacanze illimitate, libri gratuiti e kindle e ritiri internazionali annuali (l’ultimo era a Waikiki, nelle Hawaii!).

InVision

InVision offre una piattaforma di collaborazione per la progettazione e la prototipazione. Con InVision, i team possono progettare e testare i prodotti utilizzando un’interfaccia intuitiva da qualsiasi luogo, proprio come funziona il team di InVision composto da oltre 220 membri dello staff dislocati in 14 paesi diversi.

Così Avi Posluns, InVision Director of Team Happiness, descrive la loro esperienza:

“Essere distribuiti al 100% è intenzionale. Il nostro CEO Clark Valberg vuole che il suo staff lavori dove vuole, quando vuole. Poniamo l’accento sui risultati, non sulla presenza fisica. Essere remoti ci consente anche di attingere a talenti che non sono limitati dalla posizione fisica. Siamo in grado di coinvolgere i membri del team che sono bravi in ​​quello che fanno indipendentemente da dove si trovano.”

La startup offre un’ampia gamma di benefit tra cui  assicurazione medica personale, tessere gratuite per la palestra, indennità per le attrezzature, borse per conferenze e viaggi, e persino bevande Starbucks illimitate. Check-in settimanali e indagini anonime aiutano a garantire che i dipendenti siano soddisfatti e non abbandonati al loro lavoro.

Barilla

Barilla, ha lanciato il proprio progetto di SmartWorking nel 2013 e punta a coinvolgere tutti i lavoratori entro il 2020, linee produttive escluse.

L’obiettivo del progetto è dare ai dipendenti la possibilità di lavorare in modo flessibile, ovunque e in qualunque momento, grazie a nuovi strumenti digitali di comunicazione e nuove metodologie. Per questo l’azienda emiliana – che impiega nel mondo circa 8.000 persone, con un fatturato superiore a 3 miliardi di euro e 29 siti produttivi – ha esteso il progetto di SmartWorking a tutte le proprie sedi, nazionali e internazionali. La risposta dei dipendenti è stata eccellente: circa 1.200 dipendenti hanno aderito al progetto partito tre anni fa, che punta a coinvolgere tutti i lavoratori, al netto delle linee produttive. Fino ad ora ad apprezzare la possibilità di lavorare in modo agile sono in particolare le donne tra i 30 e i 55 anni e chi effettua un tragitto tra casa e ufficio maggiore di 25 chilometri.

“SmartWorking per Barilla significa tre cose” – afferma Alessandra Stasi, responsabile Organization & People Development – “In primo luogo, lavorare dovunque, comunque e in qualunque momento. E in secondo luogo vuol dire utilizzare gli spazi in un modo diverso: abbiamo lavorato molto nelle varie sedi per riorganizzare gli uffici intorno alle attività di collaborazione, di comunicazione, di concentrazione individuale, che oggi possono essere fatte anche da remoto. Il terzo aspetto sono le tecnologie digitali”.

Conclusione

Lo SmartWorking è un cambiamento organizzativo. Passare dalla presenza fisica in ufficio al lavoro per obiettivi con un’evoluzione dei modelli di leadership.

La percezione che le attuali «pratiche lavorative» non siano sufficientemente flessibili per ottenere il massimo dai propri organici è sempre più diffusa e quindi sempre più aziende si stanno organizzando per instaurare questa nuova cultura.

Ma questi cambiamenti devono portare la definizione di un’ assetto aziendale più fluido che possa permettere di lavorare in remoto accedendo a file salvati nei server locali dell’azienda, di scambiare file tra colleghi in maniera sicura e di automatizzare i processi che più richiedono tempo e meno necessitano la presenza umana.

Per fare tutto ciò GreenVulcano ha ideato un’intera suite di software che sta cambiando la vita lavorativa di numerose aziende internazionali.

Con questo documento abbiamo cercato di dare tutte le informazioni possibili per prendere una decisione, ma ci auguriamo che questa lettura non rimanga solo uno sforzo informativo ma sia uno stimolo per portare una nuova trasformazione nelle aziende.

Se sei intenzionato a saperne di più contattaci qui:

marketing@greenvulcano.com

e insieme cercheremo la soluzione migliore per raggiungere i tuoi obiettivi.

 

L’OPEN SPACE sembra aver fallito. Lo spazio di lavoro aperto e condiviso che sembrava essere la risposta alla routine solitaria e alienante non è efficace e ha anche notevoli ripercussioni sulla produttività. Diffuso negli ultimi anni per migliorare il lavoro di squadra e incoraggiare un flusso di idee costante e libero tra colleghi, sembra cedere il passo a nuove soluzioni.

La futurologa Nicola Millard, esperta di dati, analisi e tecnologie emergenti, ha previsto che i dipendenti diventeranno “lavoratori con lo zaino in spalla”, cioè armati di laptop o tablet, collaboreranno in piccoli gruppi da remoto.

Nel suo discorso al New Scientist Live di Londra, ha ripetuto una teoria su cui insiste da anni: “gli uffici open space sono un modello che non si adatta a nessuno, siamo interrotti ogni tre minuti, ci sono troppe distrazioni”.

Tutto ciò suggerisce che nei prossimi anni gli uffici tradizionali saranno solo un ricordo e ci si orienterà sempre più verso soluzioni fluide, o meglio intelligenti.

In Italia, è solo da pochi giorni che grazie alla sperimentazione avviata lo scorso luglio, i dipendenti di Osmar potranno, attraverso accordi regolati individualmente, lavorare fuori dagli stabilimenti.

Lo SmartWorking rappresenta un grande cambiamento culturale che deriva dalla missione di riconciliare i tempi di vita e di lavoro. I “lavoratori intelligenti” saranno persone senza un cartellino, con totale autonomia. E, come nel caso di ogni “rivoluzione industriale”, sarà un passo che porterà sicuramente molti vantaggi ma anche diversi cambiamenti che l’azienda deve imparare a gestire.

Abbiamo intervistato diversi esperti esponenti del mondo del lavoro e di compagnie internazionali e per approfondire meglio questo argomento abbiamo deciso di iniziare facendo chiarezza su cosa dice la nuova legge che ha reso possibile lo SmartWorking.

La legge sullo SmartWorking

Con la legge sul “Lavoro Agile” (n. 81/2017), lo SmartWorking è stato istituzionalizzato in Italia, e ogni dipendente avrà la possibilità di svolgere il lavoro subordinato in modo flessibile lontano dai locali dell’azienda. La legge si applicherà anche a tutte le pubbliche amministrazioni. Questa legge è rivolta a impiegati o manager e si basa su tecnologie in mobilità come tablet e smartphone.

Agli “operai agili” viene garantita la parità di trattamento – economico e normativo – rispetto ai colleghi che svolgono il servizio con modalità ordinarie. Pertanto, è prevista la loro tutela in caso di infortuni e malattie professionali, secondo le modalità illustrate dall’INAIL nella circolare n. 48/2017.

In particolare la definizione di SmartWorking, contenuta nella Legge, pone l’accento sulla flessibilità organizzativa, sulla volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo individuale e sull’utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto (come ad esempio: pc portatili, tablet e smartphone).

Attenzione però: il lavoro agile non è un nuovo tipo di contratto di lavoro, ma solo una modalità di esecuzione del rapporto subordinato da eseguire in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale stabiliti dalla legge e dalla contrattazione collettiva. Per dare il via a questo rapporto di lavoro “smart” serve un contratto scritto tra le parti: può essere a tempo determinato o indeterminato, ma sempre con la possibilità unilaterale del dipendente di recedere.

Il lavoro agile dal 2013 al 2016 è cresciuto del 40% in Italia. Lo dice una ricerca dell’Osservatorio SmartWorking del Politecnico di Milano: gli smart worker italiani sono 250.000 vale a dire circa il 7% del totale di impiegati, quadri e dirigenti. A essere interessate ai lavoratori agili sono le grandi aziende (il 30% ha realizzato nel 2016 progetti ad hoc); ancora indietro le piccole e medie imprese.

Lo SmartWorking è dunque un nuovo approccio al modo di lavorare e collaborare all’interno di un’azienda e prevede tre passaggi fondamentali:

  1. rivedere il rapporto di lavoro – dal numero di ore lavorate agli obiettivi da raggiungere.
  2. il rapporto tra manager e dipendente deve passare dal controllo alla fiducia.
  3. rivedere gli spazi di lavoro in chiave smart: con la tecnologia cloud e device portatili la scrivania diventa virtuale.

Il lavoro agile mette al centro dell’organizzazione la persona con lo scopo di far convergere i suoi obiettivi personali e professionali con quelli dell’azienda e aumentare la produttività.

Le aziende italiane, grandi e medie, hanno accolto con favore la nuova legge, che ha inserito in una cornice normativa una prassi da tempo già diffusa in molte multinazionali, e ne ha accelerato l’adozione in molte altre, con un incremento del 14% del numero di smart worker in Italia, passati da 240.000 nel 2016 a 305.000 nel 2017 (fonte Osservatorio SmartWorking Politecnico di Milano).

Conclusioni

Speriamo che alla fine di questo articolo, abbiate acquisito una familiarità con l’argomento SmartWorking e stiate già pensando come implementarlo nella vostra azienda.

Questo articolo è il primo di una serie in due parti. Il secondo parlerà appositamente delle principali difficoltà di chi implementa un progetto di lavoro da remoto e daremo degli esempi di implementazione eseguita con successo sia Internazionale che Nazionali. Inoltre, se hai qualche dubbio o domanda, sentiti libero di scriverci all’email marketing@greenvulcano.com al più presto riceverai una nostra risposta.

Le fabbriche stanno cambiando. Sono sempre più digitali e interconnesse, grazie all’evoluzione di vecchi processi e all’introduzione di nuove tecnologie quali: Automazione, Robotizzazione, Intelligenza Artificiale e Big Data, che nel loro complesso stanno contribuendo a rendere le fabbriche sempre più intelligenti.

La quarta rivoluzione industriale è cominciata anche in Italia, secondo Paese manifatturiero d’Europa con qualche rischio e molte opportunità.

Secondo l’ex Ministro dello sviluppo economico, Mario Calenda, il pacchetto industria 4.0 introdotto il 21 Settembre 2016, aiuterebbe le imprese Italiane a rilanciare la loro capacità competitiva, attraverso investimenti tecnologici molto mirati, contribuendo così a una ripartenza di tutto il comparto economico.

Anche  Luigi Di Maio, leader 5 Stelle e nuovo Ministro dello sviluppo economico ha raccontato cosa farà per l’innovazione e il digitale in Italia. In una recente intervista rilasciata a febbraio durante la campagna elettorale, ha detto di voler sostenere l’ecosistema delle startup, l’industria 4.0 e delle imprese innovative italiane coinvolgendo tutti i settori in cui la tecnologia ha un ruolo chiave, quindi anche scuola, cultura, ambiente e turismo.

Intanto Gianni Potti, presidente di CNCT – Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, lancia un appello al nuovo ministro Di Maio, all’interno di  una lettera dove sono racchiusi 5 punti per una strategia per evitare sprechi e massimizzare i possibili interventi del governo:

  1. Andare oltre la leva dell’iper ammortamento

 

 

In Italia nel 2017 abbiamo registrato il 10% in più di vendite di macchine utensili, rispetto all’anno prima. Ciò ci consente di dire indubbiamente che la prima leva che funziona su Industria 4.0 è l’iper-ammortamento al 250%, dedicato al cambio dei macchinari e del software annesso, nelle aziende.

Provvedimento utilissimo per rigenerare il parco macchine del Paese, ma Industria 4.0 non può essere e non è solo una leva fiscale, è molto di più, è la trasformazione del sistema industriale europeo è la re-ingegnerizzazione del processo produttivo, è il ripensamento totale del rapporto prodotto/servizio. Questa la prima questione da risolvere, ovvero come stimolare, anche con incentivi e voucher la parte del processo produttivo della consulenza, del cloud, della sensoristica, dei social, del marketing, degli analytics e big data, della cyber security e così via.

 

  2. Collegare Competence center e Digital Innovation Hub

 

Negli ultimi anni sono nate due diverse interpretazione del ruolo dei DIH: una nata direttamente in seno all’Unione Europea e la seconda data dal MISE.

L’obiettivo primario è dunque quello di ritrovare una direzione unica per il ruolo dei DIH, portandoli al loro scopo originario: quello di specializzazione sui loro compiti strategici (orientamento, alta formazione e ricerca applicata) e quello, fondamentale, di relazione e connessione con le PMI del territorio locale.

Qualora questo non dovesse avvenire il rischio è di far perdere il treno dell’innovazione a tutto il nostro zoccolo duro di imprese: le piccole e medie.

 

  3. Una strategia condivisa tra Governo, Regioni e Camere di commercio

 

La terza questione è come il piano Industria 4.0 si integra o potrà integrarsi, con Unione Europea, Regioni e Camere di Commercio.

Il suggerimento è la costituzione di una cabina di regia del governo con la Conferenza delle Regioni e le Camere di Commercio, per una strategia condivisa e soprattutto per evitare sovrapposizioni e sprechi.

 

  4. Promuovere l’innovazione delle PMI

 

Le PMI sono la chiave per raggiungere la crescita sostenibile di medio e lungo termine necessaria all’Italia. Come dice il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, “Le PMI sono la chiave per diffondere la quarta Rivoluzione Industriale in Giappone. Promuoveremo e supporteremo l’introduzione di IT e robot adatti ai bisogni di aziende di medie e piccole dimensioni in base alle condizioni aziendali di ogni impresa”.

Si punta chiaramente ad una tecnologia dedicata alle persone e a vivere meglio le nostre città.

  5. Coinvolgere i giovani

 

 

La prima rivoluzione digitale deve avvenire nelle teste degli imprenditori e nelle competenze, con skill diversi e più elevati, con l’elemento umano al centro dell’Industria 4.0 . Decisivo in questo processo è il coinvolgimento dei giovani, sapendo mescolare la naturale predisposizione dei giovani per il digitale con il know-how presente all’interno delle nostre  imprese.

Un ottimo esempio di questa rivoluzione possiamo vederla in Amazon, una delle piattaforme di vendita più utilizzate al mondo, che sta testando i limiti dell’automazione e della collaborazione uomo-macchina.

Mentre le ambizioni dell’azienda di utilizzare i droni per la consegna hanno conquistato una notevole attenzione da parte dei media, nei magazzini dell’azienda già si utilizzano eserciti di robot “Kiva” connessi tramite  Wi-Fi.

L’idea alla base dell’introduzione dei robot Kiva è che ha più senso che siano i robot ad individuare i prodotti negli scaffali e a portarli dove servono, piuttosto che far eseguire questa attività a un umano, per ragioni sia di velocità che di precisione.

Secondo Dave Clark, vice presidente senior di Amazon, nel 2014, i robot Kiva hanno aiutato l’azienda a tagliare i costi operativi del 20%.

Conclusione

L’intero settore è in grande fermento da diversi anni, sia sul lato aziendale che gestionale.

Bisogna dare atto alla politica di aver capito le esigenze di un mercato così dinamico. Il documento di Confindustria a Di Maio conferma l’esistenza di un sano dialogo tra governo e imprese, ma anche l’esistenza di tanti interrogativi e ostacoli ancora da superare per portare il nostro Paese nelle posizioni che merita di occupare.

Continueremo a seguire gli sviluppi, italiani e comunitari, sull’argomento. Seguiteci sul blog e lasciate un commento per dirci cosa vi è piaciuto e cosa vorreste approfondire nelle prossime uscite.

 

L’Internet of Things è un settore in rapido sviluppo. L’IoT è un concetto abbastanza nuovo, eppure ha già conquistato numerose industrie. Secondo il sito Vision Critical, la spesa globale per IoT nel 2016 è stata di 737 miliardi di dollari e in rapida crescita ogni anno. Questo settore in via di sviluppo ha bisogno di profili moderni e brillanti come il concetto stesso, ma qual è il percorso migliore per un lavoro sul campo? Scoprilo con noi.

Conoscere il settore

Per lavorare nel settore bisogna conoscere i suoi mille risvolti. Inoltre, avere una comprensione del lavoro IoT e delle opportunità attualmente disponibili consente di prepararsi al meglio e in modo più specifico.

L’Internet of Things può essere suddiviso in due categorie: IoT dei consumatori e IoT industriale.

Il Consumer IoT è esattamente ciò che sembra: una rete che si adatta al consumatore e che arriva a coinvelgere tutti i prodotti di uso quotidiano: dai Fit Bits ai frigoriferi intelligenti.

Include dispositivi domestici e gadget lifestyle che raccolgono dati rilevanti per il consumatore specifico e servono a trarne beneficio.

L’IoT industriale, invece, è una scala più grande di tecnologia. È l’Internet of Things progettato per aziende e società. Si concentra su sensori, miglioramenti della macchina e dispositivi di sicurezza.

Quindi, quali posti di lavoro si possono avere in una di queste aree? Le possibilità sono molte. L’Internet of Things, e tutto ciò che lo circonda, ha creato opportunità di lavoro per sviluppatori Web, Web Designers, Business Development Manager, Embedded Engineers, Mechanical Engineers e altro.

Capire su quale area si vuole lavorare e quale lavoro specifico si vorrebbe soddisfare può aiutare a preparare e sviluppare le competenze necessarie.

Conoscere le abilità richieste

Per preparare e sviluppare le abilità, devi conoscerle. Una volta che hai scelto una direzione, è utile capire le abilità necessarie per renderti più interessante sul mercato.

Ci sono due diversi set di abilità fondamentali per una carriera nell’IoT: le competenze tecniche e le competenze personali.

  • Le Competenze Tecniche sono esattamente come suonano. Sono il set di abilità concrete e concrete che rendono capace persino di avere successo in un lavoro in tecnologia. Alcune competenze tecniche necessarie alle società IoT riguardano la creazione di reti, la programmazione di computer e la gestione dei dati. È anche importante conoscere i sistemi di incorporamento, in linea con le tecnologie mobili e in grado di gestire i dati. Le aziende sono alla ricerca di persone con conoscenze di elettronica e programmazione e con almeno alcune conoscenze di base di HTML, CSS o JS.
  • Altrettanto importanti sono le competenze personali, comunemente chiamate soft skills. Queste abilità sono fondamentali perchè una persona riesca a lavorare al meglio all’interno di un’azienda, e per eccellere nei lavori che il settore IoT mette a disposizione. L’Internet of Things ha, infatti, bisogno di eccellenti comunicatori, sia per la componente verbale che scritta. Questo campo si sta estendendo oltre il settore tecnico, essere quindi un buon collaboratore che può presentare adeguatamente le idee è un vantaggio importante. Infine, a causa della complessità della materia, alla conoscenza va obbligatoriamente abbinata una buona dose di determinazione.

iot career

Conoscere il set di competenze ideale di un lavoro è sempre importante, specialmente per questo campo. Il mondo della tecnologia è intenso e frenetico, e le società IoT sono alla costante ricerca di profili che si adattino facilmente ai cambi di ritmo e focalizzati ad eccellere.

Preparare la propria crescita

L’esperienza spicca in questo campo. Una volta che hai messo a fuoco le abilità e focalizzato una direzione, la prossima cosa che puoi fare per perseguire il successo è acquisire esperienza.

Molti ambiti dell’IoT sono abbastanza nuovi, quindi l’esperienza è un bene prezioso. Gli utenti senior di Quora consigliano, per esempio, di cercare posti che permettano di imparare.

Ci sono molti siti di formazione online disponibili, o luoghi come jB Hubs (che nell’ultimo ha anche organizzato il suo primo IoT Boot Camp).

Una volta che le basi sono state preparate, ci si dovrebbe focalizzare per acquisire esperienza sopratutto su tecnologie emergenti, sia per la parte di sviluppo web che di sviluppo mobile. E’ consigliabile inoltre l’esperienza nell’uso di dati su larga scala e sugli algoritmi, sempre più spesso usati per aiutare a interpretare la realtà che ci circonda, in modo da sviluppare anche la  capacità di analisi e comprensione dei dati.

Ci sono molti altri modi in cui qualcuno può prepararsi per un lavoro in IoT.

TechBeacon raccomanda di lavorare a progetti collaterali oltre a collaborare con le principali aziende dell’IoT per ottenere una comprensione più approfondita. Ci si può preparare per diventare “fluenti” nei principali linguaggi di programmazione. Ciò significa avere sia la conoscenza che l’esperienza con più linguaggi e sistemi di programmazione al fine di renderti un profilo più completo e con una visione a 360° del tuo settore.

Avere esperienze aggiuntive, oltre alla pura esperienza IoT, è diventato molto allettante per le aziende. Un candidato che ha rafforzato le proprie competenze in corsi di informatica di base o ha imparato a conoscere l’hardware per ottenere una nuova prospettiva su come funzionano i dispositivi IoT è un candidato che spicca.

Continua a sviluppare te stesso, continuamente

Ciò che rende l’Internet of Things così all’avanguardia e di successo è che è in costante e rapido cambiamento e sviluppo. Un settore così dinamico ha bisogno di profili e pensatori altrettanto dinamici.

Se gli ingegneri del software, esperti e con determinate soft skills, sono l’ideale, TechBeacon sottolinea che questi ingegneri devono anche essere “studenti per tutta la vita”.

È importante studiare e tenersi al passo con ciò che è attuale con l’IoT. Un lavoratore ideale è aggiornato su ciò che sta accadendo nel mondo dell’Internet of Things, mentre allo stesso tempo cerca consapevolmente di migliorare se stesso e approfondire le proprie conoscenze.

Pensi di avere tutto ciò che serve per avere successo nell’IoT? Contattaci per un feedback e per maggiori informazioni sull’argomento.

 

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Due Tecnologie Affini

L’Internet of Things ha, negli ultimi anni, pervaso la nostra realtà quotidiana, anche quella delle persone che l’IoT non l’hanno mai sentito nominare.

Le reti di dispositivi interconnessi tra loro possono essere oggi ritrovate in quasi ogni settore immaginabile. E questa diffusione spinge anche l’ulteriore sviluppo di nuovi software e dispositivi che continueranno a far progredire il suo impatto.

Il sito Tech Red Herring stima che entro il 2025 il mercato dell’Internet of Things sarà valutato $6 trilioni di dollari, una cifra scioccante!

La diffusione di questi software è in aumento, ed è ormai lo standard anche in molte PMI innovative, a prescindere dai loro business di appartenenza.

Ma quindi, come si migliora una tecnologia che è già di successo? Semplice, sposandola con un’altra!

Cos’è la Blockchain?

La Blockchain è stata introdotta per la prima volta nel mondo attraverso il suo uso con la criptovaluta Bitcoin.

L’algoritmo che ne sta alla base prevede la condivisione di informazioni digitali tra utenti che fanno parte del network. La distinzione è che questa informazione nasce come distribuita, non copiata; da una parte questo consente la modifica e l’aggiunta di ulteriori informazioni, dall’altra le protegge in maniera tale da non poter essere corrotte da modifiche di terzi.

Le informazioni in Blockchain vengono così memorizzate in registri pubblici, visualizzabili e verificabili da chiunque nel network.

Si stima che circa il 20% di tutti i dispositivi IoT disporranno di servizi Blockchain entro i prossimi anni, e l’implementazione di questa tecnologia aggiungerà altri $3.1 trilioni al valore di mercato dell’IoT.

Ma l’aumento del valore di mercato dell’IoT non sarà l’unica conseguenza dell’unione con la Blockchain. I suoi algoritmi permetteranno, infatti, di risolvere alcuni dei problemi più importanti che l’Internet delle cose, e relativi utenti, hanno testimoniato negli ultimi tempi.

Ecco i principali quattro.

Sicurezza

L’aggiunta degli algoritmi Blockchain alle reti IoT le migliorerà rendendo più sicuro il trasferimento di informazioni delicate e più affidabile la connessione di hardware a internet.

Se l’IoT si è specializzato e distinto nella raccolta rapida e accurata dei dati ha, tuttavia, dimostrato dei problemi di sicurezza quando si parla di grandi reti di dispositivi interconnessi tra loro.

L’architettura stessa dei due sistemi verrà completamente rivoluzionata: da un sistema accentrato nel quale i dati convergono tutti verso un gateway che funge da unico filtro e protezione da attacchi esterni si passerebbe a un sistema con una concezione più decentralizzata: ogni singolo device potrebbe essere dotato di una protezione specifica che eliminerebbe i tanto temuti attacchi DDOS.

Maggiore Trasparenza e Fiducia dei clienti

Oltre alla sicurezza in senso stretto, l’aggiunta di tecnologie blockchain darebbe un rinnovato senso di sicurezza al consumatore nei confronti delle nuove tecnologie, grazie alla garanzia di trasparenza delle logiche sottostanti i propri device (es. a chi e quali informazioni il mio frigorifero invia su internet?).

Le nuove tecnologie tendono ad eliminare totalmente la supervisione umana, per motivi legati alla sua maggiore economicità e talvolta alla difficoltà per non tecnici di addentrarsi in queste tematiche.

Con la blockchain si inizia già a parlare di “Smart Contract”, veri e propri contratti che possono essere scaricati come documenti normali, salvo poi essere sottoscritti e protetti in maniera eccezionalmente nuova.

Lo Smart Contract, al pari di altre informazioni trasferite con gli algoritmi Blockchain, darebbe garanzia ai clienti di scegliere solo le condizioni accettabili in un negoziato e poterle rivedere con trasparenza in qualsiasi momento, senza il rischio di modifiche o corruzione successiva.

Come afferma Venture Beat, “con la catena a blocchi a sostenere queste transazioni, la sicurezza diventa una certezza”.

Questa nuova combinazione di tecnologie riduce la corruzione volontaria o meno delle informazioni, consentendo una maggiore fiducia nei software e servizi prestati dalle aziende.

Monetizzazione dei dati

La blockchain ha recentemente aperto anche una nuova tipologia di mercato: la monetizzazione dei dati personali formalizzati con uno Smart Contract.

Alcuni dati, personali o aziendali, che in un semplice network IoT potrebbero non essere utili, possono essere venduti ad altri attori aumentando in questo modo l’efficienza e redditività in azienda.

Come già accennato nel paragrafo precedente l’accordo, stipulato con uno Smart Contract, sarebbe poi operativamente messo in pratica dai sistemi aziendali tramite algoritmi specifici e senza bisogno di una continua interazione umana.

(es. vendita dei dati relativi alla pioggia a tutti gli agricoltori della zona: tramite delle regole il sistema filtrerebbe ogni giorno i dati provenienti solo da quel singolo sensore, inviandoli al destinatario prefissato che, in automatico, risponderebbe con l’invio del corrispettivo pattuito).

Costo / tempo efficiente

Uno dei maggiori e più pubblicizzati vantaggi dell’Internet of Things è la sua efficienza nel gestire grosse moli di dati.

La loro successiva analisi, tramite strumenti molto avanzati (vd. machine learning) consente di prendere decisioni strategiche che possono impattare molto positivamente in termini di risparmio di tempo e denaro.

Incorporando la Blockchain l’efficienza aumenterebbe ulteriormente. Un network decentralizzato significa meno complessità, meno rischi e, in definitiva, meno costi.

Inoltre, sarebbe più efficiente in termini di tempo perché l’azienda e il consumatore avrebbero la possibilità di tracciare i propri dati personali lungo la catena, eliminando qualsiasi intermediario.

Un sistema già ora vincente verrebbe portato a un nuovo livello di sicurezza, efficienza e affidabilità.

Conclusione

La Blockchain promette di portare il successo dell’Internet of Things veramente a tutti.

La sua semplificazione su tutti i livelli consente una maggiore efficienza, la decentralizzazione permette alle reti un livello di sicurezza maggiore e la tracciabilità  delle informazioni aggiunge responsabilità alle aziende, mantenendo una cronologia essenziale per la risoluzione dei problemi.

Spero che questo articolo ti sia piaciuto, scrivici per avere maggiori informazioni o per una discussione sull’argomento!

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IoT Xperts Roma event

Appassionati, esperti, aziende e sviluppatori si sono incontrati venerdì scorso nella sede di Luiss Enlabs, il più grande acceleratore di startup d’Europa per l’evento di lancio della community romana IoT Xperts.

“How #IoT is Changing the World”, primo appuntamento inserito nella cornice di eventi Aperitech organizzati da Codemotion è stata la prima occasione di incontro e di scambio sulle tematiche che ruotano intorno all’universo variegato dell’Internet Of Things.

Obiettivo della community è quello di avvicinare un pubblico sempre più ampio di esperti e non al mondo dell’IoT e di creare un network aperto alla relazione e alla cooperazione su progetti pubblici e privati.

Come cambiare il mondo grazie all’ IoT?

Ce lo hanno spiegato i tre speaker del primo appuntamento!

Gian Andrea Fanella, marketing manager e co-founder di IoT Xperts Roma

 

Gian Andrea Fanella, marketing manager di GreenVulcano e co-fondatore della community IoT Xperts Roma ha così riassunto questa prima occasione di incontro:

“Venerdì abbiamo lanciato le basi per un grande progetto condiviso. Mi piace pensare che questa community diventerà davvero un punto di riferimento in ambito IoT. Quello che cerchiamo è lo scambio, la possibilità di lavorare a progetti comuni che coinvolgano diverse aziende, sviluppatori e tutti coloro che si vorranno avvicinare all’ Internet Of Thing che ormai rappresenta il futuro prossimo.”

Claudio Botta, ceo di Bway

Speaker principale dell’ evento zero è stato Claudio Botta, CEO di Bway e grande appassionato di tutte le tecnologie, in particolare dell’ IoT.

A proposito dell’evento Claudio ha ricordato:

“Finalmente a Roma sarà possibile incontrarci in una Community IoT per scambiarsi idee, condividere progetti e soprattutto trovare partner per affrontare progetti IoT complessi. Sposo appieno la scelta della location in cui si respira un aria “frizzante” e la giusta energia per affrontare una tematica di così ampio respiro e innovativa come l’IoT.”

Domenico Barra, ceo di Adamantic

In chiusura è stata la volta di Domenico Barra, cto e co-fondatore di Adamantic, una società che sviluppa soluzioni IoT e blockchain mirate alle architetture dei sistemi informativi.

Parlando dell’evento di venerdì, Domenico ha detto:

“È stato un vero piacere aver partecipato al primo gathering di Iot Xperts. Ho riconosciuto in platea – e nel generoso buffet offerto a fine evento – diversi stimati professionisti del panorama IoT romano, e mi ha piacevolmente colpito l’interesse che l’evento ha riscontrato. Parteciperò sicuramente ai prossimi eventi, e spero vivamente che alcuni di quelli che erano in platea possano presentare le loro esperienze.”

Non c’è dubbio che si sia trattato di una prima, fertile, occasione di incontro tra diverse realtà con un intento comune: innovare i processi aziendali e portare soluzioni IoT nella realtà di tutti i giorni.

La community è aperta a tutti, si può facilmente restare in contatto con tutti i partecipanti grazie al gruppo facebook ad essa dedicato.

Il prossimo evento si terrà il 4 maggio. Restate sintonizzati, a breve maggiori dettagli!

 

 

  1. Introduzione

In questo articolo scoprirai come sono riuscito a contattare 2067 persone, aprire 113 nuove conversazioni riguardanti il test del nuovo prodotto e 2 nuovi clienti.

Un’attività di questo tipo richiede solitamente molto tempo per l’individuazione dei contatti, la creazione di un messaggio personalizzato e il contatto effettivo: ipotizzando l’invio di 100-150 messaggi al giorno servono 13 giornate.

Vedremo come invece si può fare il tutto con una 5 giorni di lavoro, e con un’efficacia maggiore, utilizzando un account LinkedIn base e qualche tool (entrambi gratuiti) per automatizzare le attività di invio dei messaggi.

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L’Internet of things sta rivoluzionando le industrie. Questo network di devices con la loro capacità di connettersi e scambiare dati sta dimostrando di essere uno strumento efficace quando viene integrato in una strategia business come anche nella vita del consumatore.

Fino ad ora, l’ IOT è stato maggiormente conosciuto per i benefici apportati all’industria manifatturiera. In particolare i vantaggi di queste tecnologie hanno reso possibile un’integrazione tra la produzione e gli uffici amministrativi di un’azienda raggiungendo un livello di efficienza che ha radicalmente cambiato il modo di produrre.

Ma ora l’ IOT sta estendendo le sue funzionalità anche ad altre industrie come, in questo caso, quella dell’ Healthcare.  Parliamo di un settore industriale molto esteso ma la tecnologia sta riuscendo a raggiungerne diversi aspetti.

Personal Healthcare

Attualmente la maggior parte degli investimenti IOT in questo ambito sono destinati al monitoraggio delle principali funzioni vitali. Sono tanti i dispositivi progettati per i consumatori: da quello per la somministrazione di insulina a ciclo chiuso integrato con un’app per il diabete, a quello che verifica la velocità con cui coagula il sangue tramite Bluetooth.  Esiste anche, ad esempio, un dispositivo che traccia gli effetti di differenti terapie per il cancro o un’applicazione per Apple watch che monitora le funzioni cognitive e rileva i segnali della depressione.

Molte sono le scoperte in questo campo. Ad esempio, alcuni ricercatori hanno sviluppato delle lenti a contatto con all’interno dei sensori che sono in grado di misurare i livelli di glucosio e correggere la presbiopia, una condizione di deterioramento del focus oculare. Questi dispositivi, insieme alla vasta gamma di sensori wearable, hanno dato la possibilità ai consumatori di potersi controllare nella comodità della propria casa. I benefici per i pazienti sono tanti. Tuttavia, stiamo diventando sempre più un mondo guidato dalle imprese e queste hanno scoperto come utilizzare l’IOT al meglio delle loro capacità.

Farmaceutica

Ogni anno, come afferma l’Internet of Things Institute, ci sono 125.000 morti negli Stati Uniti dovute all’assunzione sbagliata di medicinali da parte dei pazienti. Oltre 100.000 persone sono morte per questi errori e sono molte di più le persone che finiscono ricoverate per lo stesso motivo. I software IOT offrono una soluzione: confezioni di pillole intelligenti. Questi contenitori monitorano il dosaggio che viene assunto. Questa tecnologia rappresenta un modo per pazienti e dottori di tenere sotto controllo i trattamenti e garantire che essi vengano seguiti responsabilmente.

Il settore farmaceutico non si ferma qui e ha ormai introdotto la tecnologia nel suo ciclo di produzione proprio come nella manifattura: monitorando le macchine, controllando la sicurezza e collezionando dati in modo da garantire la massima efficienza.

Strutture sanitarie

È iniziata fase cruciale per l’IOT che ha un impatto positivo sui consumatori in termini di assistenza sanitaria alle imprese del settore. Gli effetti dell’ IOT si possono riscontrare soprattutto negli uffici di ospedali e dottori. Le tecnologie connettive hanno creato una nuova era di “ospedali smart”, luoghi pieni di attrezzature avanzate e manutenzione predittiva. Come scrive il sito i-scoop, “se c’è un posto dove i diversi parametri strutturali…temperature, umidità, regolazione dell’aria, controllo specifico dell’ambiente, sicurezza necessità di essere ottimale è l’ospedale.”

L’affidabilità è vitale per un ospedale e le tecnologie IOT sono una garanzia in questo senso. Dotare le stanze dell’ospedale con sensori integrati ai letti per i pazienti significa monitorare costantemente le funzioni vitali e segnalare quando è necessario l’intervento del personale ospedaliero. Gli ospedali avranno un giorno sensori in grado di individuare la temperatura della stanza e riportarla ai valori ottimali per ogni singolo paziente. Le sale operatorie avranno le stesse caratteristiche; potranno anche controllare gli strumenti operatorie rendendoli idonei alle condizioni degli interventi. Questa tecnologia è smart, efficiente e salva delle vite.

Assicurazione sanitaria

Di pari passo con il salvataggio delle vite va anche il risparmio economico. La combinazione tra IOT e l’assicurazione sanitaria permette proprio questo. I software IOT collezionano dati e i dati sono estremamente importanti per le compagnie assicurative. Come afferma Forbes, queste tecnologie “ridurranno le inefficienze e gli sprechi nel sistema sanitario”. Le compagnie potranno usare i dati per sorvegliare sul comportamento clinico dei pazienti e potranno fornire dei report veritieri ai pazienti stessi.

Questi dati forniti continuamente e in tempo reale faranno risparmiare alle compagnie assicurative molto denaro perché esse di si dimostreranno efficaci nella prevenzione e nel controllo precoce di trattamenti e malattie. In più, dispositivi come i contenitori di farmaci con i sensori permetteranno alle compagnie di risparmiare sulle spese dei ricoveri dovuti a terapie condotte in maniera sbagliata.

La natura autodiagnostica di questi software elimina visite mediche e spese ospedaliere non necessarie, favorendo sia il paziente che le compagnie assicurative che altrimenti avrebbero dovuto pagare il conto.

Il futuro di Healthcare e IOT

Secondo il KAA Project, la spesa per le soluzioni IOT nel settore sanitario raggiungerà $ 1 trilione entro il 2025. I-Scoop dichiara che entro il 2019, l’87% delle organizzazioni sanitarie avrà adottato le tecnologie IOT. Perché questa proiezione è così grande? I software IOT rendono l’assistenza sanitaria “personalizzata, accessibile e puntuale”. Il denaro, il tempo e le vite vengono salvate proprio grazie a questi dispositivi. In questo modo l’ IOT sta cambiando il volto della salute, un dispositivo connesso alla volta.

 

 

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IoT, o Internet of Things, sta rivoluzionando il mondo della tecnologia. La tecnologia è ovunque e il futuro è digitale. Il futuro è più di quanto la tecnologia possa fare ma la tecnologia ha preso piede in molti aspetti della nostra vita. Come si svilupperò l’Internet of Thing rispetto alla tecnologia che lo ha prodotto? In questo articolo scopriamo come l’Internet of Things sta impattando sulle industrie.

Industria manifatturiera

L’ IOT sta lavorando per ottimizzare due delle principali aree dell’ industria manifatturiera: il business e la produzione. Questi ambiti saranno completamente rinnovati. Alla base di questo cambiamento c’è la possibilità di implementare queste nuove tecnologie su macchinari aumentandone così l’efficienza e le prestazioni. Fa parte di questa tecnologia la possibilità di prevedere malfunzionamenti che richiedono molte risorse in termini di costo e tempo se non affrontati adeguatamente e con le giuste tempistiche.

I sensori usati nelle tecnologie IoT possono prevedere e segnalare anomalie riguardanti, tra le tante cose quelle relative alla sicurezza. Per scoprire di più su cosa l’ IoT può fare in ambito manifatturiero clicca qui.

L’industria manifatturiera sarà completamente trasformata. Come afferma il Tech Company Sensohive, “L’ IIoT consente ai produttori di avere nuovi “occhi e orecchie” sulla loro produzione.” Le nuove tecnologie saranno in grado di preservare e monitorare l’efficienza dei macchinari e gli uffici esecutivi avranno avranno a disposizione molti più dati. Questi dati saranno fondamentali per l’ottimizzazione dell’efficienza e dei costi di produzione. Queste tecnologie saranno in grado di connettere il reparto produzione con gli uffici esecutivi, e consentiranno a questi ultimi di prendere decisioni e avere una visione completa del lavoro dell’azienda.

Retail

Non è facile vendere ad un completo sconosciuto. Con le tecnologie IOT nessun cliente è completamente estraneo.

Le tecnologie IOT sono un eccellente modo per accumulare dati di ogni tipo. Cosa può fare l’ IOT per il retail? Tantissimo, attualmente. Ricevere dati relativi ad un cliente è estremamente utile per capire come poter vendere a quel determinato cliente. Come rivela il sito I-Scoop, “l’89% degli early-movers nel retail hanno aumentato le statistiche relative a preferenze e comportamenti dei clienti grazie all’ Internet of Things.”

I sistemi IOT sono usati in ambito retail per collezionare dati dei clienti a partire dalla loro zona, dall’età, dall’area del negozio dove spendono più tempo e per quanto tempo ci rimangono in rapporto a quanto comprano. Implementare tecnologie IOT nel commercio non vuol dire solo capire meglio i propri clienti ma anche offrire esperienze d’acquisto personalizzate. Prodotti e servizi possono essere suggeriti ai clienti a partire dai dati acquisiti.

Usare tecnologie IOT in ambito retail significa anche consentire alle aziende di usare sensori per rilevare quando l’inventario in un magazzino necessita di rifornimenti o sapere quali articoli sono disponibili. Questa tecnologia può essere utilizzata anche per tracciare spedizioni in maniera più efficiente e notificare al cliente lo stato della spedizione.

Anche per i clienti diventa più semplice, monitorare un articolo tramite smartphone e ricevere istantaneamente informazioni sui prodotti, i prezzi e le recensioni. Un cliente che ha più informazioni su di un prodotto è più portato ad acquistarlo.

Health Care

L’utilizzo dell’ IOT nell’ industria dell’ Health Care rappresenta un’interessante opportunità non solo per risparmiare sui costi ma anche per la possibilità di salvare delle vite.

L’integrazione dell’ Internet of Things nell’ Health Care non è ancora molto diffusa, ma le opportunità di integrazione sono tante. Come dichiara Bernard Marr di Forbes, “il mercato dell’ IOT in ambito Health Care raggiungerà i $136.8  miliardi complessivi nel 2021.”

Le implicazioni dell’ IOT riguardano sia il paziente che l’ambito sanitario. Il principale obiettivo dell’ IOT in questo senso è di sviluppare tecnologie wearable che possano comunicare tra loro monitorando le funzioni vitali di una persona come la frequenza cardiaca, il livello di glucosio nel sangue ed altro. IOT Agenda suggerisce che questi sensori sono in grado di “raccogliere dati che prima non erano accessibili”.

L’ IOT consente ai diversi dispositivi di comunicare e interpretare, in base ai dati che stanno raccogliendo, se c’è un problema e di comunicarlo tempestiva al paziente. Questi dispositivi offrono ai pazienti l’opportunità di monitorare la propria salute comodamente da casa propria.

L’ Internet of Things si può applicare anche al settore delle assicurazioni mediche. Consentendo al paziente di monitorare la propria salute a tutte le ore, le compagnie assicurative potranno avere dati accurati e veritieri. In più questi dati consentono ai dottori di essere proattivi e diagnosticare e curare malattie semplici prima che arrivino ad un livello di gravità maggiore.

Clicca qui per sapere di più sui sistemi IOT che possono essere utilizzati nel settore health care.

Trasporti

L’ Internet of Things ha le potenzialità per cambiare radicalmente l’industria dei trasporti e le altre industrie che le sono collegate.

Il sito Supply Chain 247 afferma che “che siano tramite aria, terra o mare i trasporti e la logistica sono componenti essenziali della produttività di tante aziende, l’accesso in tempo reale ai dati in questo ambito resta un aspetto critico.” Con i software IOT, le automobili possono essere dotate di sensori che monitorano e programmano la manutenzione, ottimizzano la benzina e possono persino addestrare i loro conducenti. I sensori possono inoltre monitorare l’afflusso di traffico, prevedere ostacoli che potrebbero rallentare i processi di consegna, consentendo alle aziende di avvisare i propri clienti o addirittura decidere in anticipo se utilizzare mezzi di consegna alternativi. Questo approccio potrebbe far risparmiare costi importanti alle aziende e potenziare le relazioni con i clienti. In aggiunta questi software potrebbero direttamente guidare i mezzi di trasporto permettendo alle aziende di risparmiare ulteriormente sui costi.

Per sapere di più su come questo business può beneficiare delle tecnologie IOT clicca qui e qui.

Energie

Anche nell’industria dell’energia elettrica l’ IOT può avere un forte impatto, aiutando sia il benessere della terra che il risparmio per le aziende.

Implementare software IOT nelle strategie industriali ha effetti positivi in tutti i tipi di business, che siano focalizzati sull’energia o no. Come dicevamo una delle principali caratteristiche delle tecnologie IOT è la capacità di collezionare e utilizzare i dati attraverso i sensori. Questi sensori giocano un ruolo fondamentale per le aziende dell’energia.  Collocando i sensori sulle macchine è possibile monitorarne il funzionamento in maniera tale che esso rispetti anche i parametri ambientali e permetta di risparmiare sui costi.

I sensori IOT posizionati su termostati intelligenti possono essere utilizzati per spegnere automaticamente i dispositivi ad alta potenza durante i loro picchi di utilizzo.

Come sottolinea IOT Innovation, “Solo negli Stati Uniti, il 30% dell’energia utilizzata in un edificio commerciale medio è sprecato.” I dati collezionati dai sensori possono aiutare a risolvere eventuali problemi e identificare le aree con più efficienza. Tenere sotto controllo attrezzature e forniture in questo modo aiuta ad evitare interruzioni, utilizzare la loro potenza ed identificare i rischi per la sicurezza, risparmiando energia e denaro per tutte le aziende. Clicca qui per saperne su energia e IOT.

 

 

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Ormai l’ IoT, acronimo di Internet of things è un concetto alla portata di tutti. Ma qualora ci fosse ancora qualcuno che non conosce il suo significato specifichiamo che quando si parla di IoT si intende quel complesso di tecnologie avanzate che permettono agli oggetti, anche i più comuni, di essere costantemente connessi alla rete.

I campi in cui queste tecnologie vengono già applicate sono molteplici:

  • Trasporti
  • Risorse naturali
  • Manifattura
  • Energie rinnovabili
  • Smart Cities

Ormai non è un segreto, si stima che nel 2020 i dispositivi connessi saranno circa 50 miliardi, un numero esorbitante se paragonato al numero degli abitanti sul pianeta che nel 2015 erano circa 7.2 miliardi.

Ognuno di questi dispositivi può raccogliere e mettere a disposizione un’enorme quantità di dati, dal valore economico impressionante per le aziende capaci di utilizzarli al meglio (per esempio per conoscere meglio i propri clienti e anticiparne desideri).

L’anno appena iniziato sarà segnato da una significativa percentuale di dati, circa il 40% che verranno raccolti direttamente dai sensori connessi ai nostri smartphone, alle nostre auto o ai dispositivi domestici. Le realtà aziendali più grandi e internazionali hanno già iniziato a usufruire di questi dati utilizzando sensori collocati su (es. aereoplani, piattaforme petrolifere e reti elettriche).

Il mercato dell’hardware IoT è in forte espansione e ci si aspetta che nel 2020 toccherà circa i 300 miliardi di dollari.

Ma perché le tecnologie IoT sono così richieste?

Il motivo principale è legato ai benefici che queste tecnologie possono apportare alle aziende. Ecco qualche esempio:

  • Risparmio: più aumentano i dati, più aumenta l’efficienza, senza contare le tecnologie di automazione che permetteranno di rendere più efficiente ogni il processo produttivo
  • Semplicità d’uso: i vecchi processi sono complessi e dispendiosi in termini di tempo. Con le tecnologie attuali si possono automatizzare nascondendo tutte le azioni necessarie dietro un solo clic di bottone ,(si pensi al dash button di Amazon, accolto molto positivamente dalle aziende per la loro parte vendite).
  • Identificare gli errori: i sistemi predittivi permettono di identificare subito errori nella produzione e, con il tempo, anche di prevederli, evitando rallentamenti nell’ambito produttivo.
  • Aumento della produttività: non soltanto grazie all’identificazione di errori nei flussi, ma anche grazie all’eliminazione di importati gap nei sistemi di produzione con un conseguente guadagno di tempo prezioso.

Ma le aziende sono davvero pronte a questi cambiamenti?

La risposta è: non tutte. Alcune aziende mostrano ancora difficoltà nell’organizzare la mole di dati provenienti dall’ IoT e nel pianificare strategie efficaci per la gestione di quest’ultimi.

Una recente ricerca condotta dall’ IDG mostra come il 70% delle aziende stia ancora considerando la possibilità di adottare soluzioni IoT mentre solo il 30% può essere considerato un early adopter già in fase di test delle novità proposte dalle tecnologie dell’ “Internet delle cose”.

Da cosa dipende questa resistenza alle nuove tecnologie?

A rendere complicato il salto verso l’IOT per molte piccole e medie aziende è la raccolta e gestione di dati che necessita di una riorganizzazione della struttura interna aziendale, ed è reso complicato dai costi delle nuove infrastrutture, del mantenimento di grosse moli di dati, e dal reperimento di skills interne che sappiano usare i dati grezzi per ottenere informazioni strategiche per l’azienda.La grande diversità dei diversi prodotti, servizi e piattaforme IoT risulta essere ad oggi la barriera principale. Le soluzioni più diffuse al momento sono, infatti, studiate appositamente per specifici utilizzi con un hardware predefinito.

A questo proposito è interessante segnalare la diffusione di sistemi di integrazione nati apposta per integrare diversi servizi e hardware in modo da farli interagire tra loro. I flussi derivanti sono molto più agevoli e usabili anche da parte dell’utente meno esperto in materia di programmazione.

Hai già provato Claudio – business automation tool?

Come hai potuto capire da questo post, scegliere l’IOT per la tua azienda non è più una scelta che puoi posticipare. La tua azienda ha bisogno di nuove armi per combattere al meglio la competizione globale, scegli quelle che possono esserti più utili.

Se sei interessato ad avere più informazioni sui programmi di integrazione IOT, scrivici: claudio@greenvulcano.com. Avrai la possibilità di utilizzare Claudio in anteprima!

 

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